Guida· Tecnica

Sitemap XML: la mappa del sito che Google legge davvero

Una sitemap XML è un file, di solito all’indirizzo /sitemap.xml, che elenca le pagine del tuo sito che vuoi vedere su Google, ognuna con la data della sua ultima modifica importante. Non fa posizionare una pagina: aiuta Google e Bing a scoprirle e a individuare quelle che sono cambiate. Fatta bene, contiene solo pagine utili, con una data vera.

Autore
La redazione di FindMyCompany
Pubblicato il
Lettura
4 min

In cifre

1000

ricerche mensili in Francia di «sitemap xml»

dei siti di piccole imprese e PMI francesi non pubblica una sitemap2747 siti analizzati
18 %
dimensione massima di un file sitemapNon compresso, secondo Google
50.000 URL o 50 MB
Volumi Google Francia tramite OpenSEO, ottobre 2026. Studio FindMyCompany su 2747 siti di imprese francesi, ottobre 2026. Limiti: Google Search Central.
Indice 7 sezioni

A cosa serve una sitemap, e a cosa non serve

In Francia «sitemap xml» viene cercato 1000 volte al mese. Nel nostro studio sulle imprese francesi, il 18% dei siti di piccole imprese e PMI non ne pubblica nessuna.

La sitemap serve a tre cose: far conoscere pagine che i link interni non bastano a mostrare (un sito nuovo, un grande catalogo, pagine profonde), segnalare le pagine modificate perché vengano rilette prima, e fornire un elenco pulito che Google Search Console confronta con ciò che ha indicizzato.

Non serve a far salire una pagina, né a forzarne l’indicizzazione. Una pagina debole presente nella sitemap resta una pagina debole. E una pagina che nessun link interno collega resta poco compresa anche se compare nella sitemap.

Il formato: cosa legge Google e cosa ignora

Una sitemap minima sta in poche righe:

  • <?xml version=«1.0» encoding=«UTF-8»?>
  • <urlset xmlns=«http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9»>
  • <url><loc>https://www.esempio.it/passeggini-compatti</loc><lastmod>2026-10-14</lastmod></url>
  • <url><loc>https://www.esempio.it/guida-scegliere-passeggino</loc><lastmod>2026-09-30</lastmod></url>
  • </urlset>

Google usa due tag: loc (l’indirizzo completo, con https e la versione esatta, con o senza www) e lastmod. Ignora i valori priority e changefreq: inutile impostarli pagina per pagina. Un file contiene al massimo 50.000 URL o 50 MB; oltre si divide in più file riuniti da un indice di sitemap.

lastmod: la data del contenuto, mai quella del build

È l’errore più diffuso, e il più costoso. Molti siti (e molti plugin) mettono in lastmod la data del giorno a ogni generazione del sito. Risultato: tutte le pagine sembrano modificate ogni giorno, Google si accorge che non è vero e smette di fidarsi della data.

Google è esplicito: usa il valore lastmod se è coerente e verificabile, per esempio confrontandolo con l’ultima modifica della pagina. E lastmod deve riflettere la data dell’ultimo aggiornamento importante della pagina: un cambiamento di testo, di prezzo, di informazione. Non un copyright aggiornato nel footer né una nuova versione del tema.

Su tutti i nostri siti la regola è scritta: la data della sitemap è quella del contenuto della pagina, salvata insieme al contenuto stesso, mai quella della costruzione del sito. È anche la regola di questo sito: ogni guida riporta la sua data di pubblicazione o di aggiornamento, e la sitemap la riprende.

  1. Salvare la data insieme al contenuto: un campo «aggiornato il» nel database o nel file della pagina, modificato solo quando il contenuto cambia davvero.
  2. Generare la sitemap a partire da quel campo, non dall’orologio del server.
  3. Mostrare la stessa data sulla pagina («Aggiornato il …») e nei dati strutturati dell’articolo.
  4. Controllare: due generazioni consecutive della sitemap senza modifiche ai contenuti devono dare date identiche.

Quali pagine inserire nella sitemap

La sitemap è l’elenco delle pagine che vuoi vedere su Google. Tutto ciò che non ci deve stare la indebolisce.

  • Sì: pagine di prodotti e categorie in vendita, pagine di servizio, guide e articoli, pagine utili (spedizioni, resi, contatti).
  • No: pagine in noindex, pagine reindirizzate, pagine in errore 404 o 410, indirizzi di filtri e ordinamenti, risultati della ricerca interna, carrello, account, pagamento.
  • No: più indirizzi per la stessa pagina (con e senza parametro, con e senza barra finale). Nella sitemap compare solo l’indirizzo canonico.
  • Una pagina prodotto esaurita per sempre esce dalla sitemap nel momento in cui viene rimossa o reindirizzata. Nel nostro studio, il 21% dei siti non dichiara nemmeno un indirizzo canonico sulla home page.

Suddividere per tipo di pagina per vedere cosa è indicizzato

Su un sito con più di qualche decina di pagine, un’unica grande sitemap nasconde l’essenziale. Dividila per tipo di pagina: un file per i prodotti, uno per le categorie, uno per le guide, uno per le pagine di servizio. L’indice di sitemap li riunisce.

Il vantaggio si vede in Google Search Console: il rapporto di indicizzazione si può filtrare per sitemap. Vedi così, tipo per tipo, la quota di pagine indicizzate. Una sitemap di schede prodotto indicizzata a metà racconta qualcosa di diverso da una sitemap di guide indicizzata quasi per intero. È quello che facciamo dopo ogni sfoltimento: nuove sitemap per segmento, inviate di nuovo, per seguire la ripresa segmento per segmento.

  • <sitemapindex xmlns=«http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9»>
  • <sitemap><loc>https://www.esempio.it/sitemap-prodotti.xml</loc></sitemap>
  • <sitemap><loc>https://www.esempio.it/sitemap-guide.xml</loc></sitemap>
  • </sitemapindex>

Inviare la sitemap a Google e a Bing

  1. Dichiararla nel robots.txt, su una riga a parte: Sitemap: https://www.esempio.it/sitemap.xml. Così la trovano tutti i motori.
  2. Inviarla in Google Search Console, menu «Sitemap»: lo stato «Riuscito» conferma che il file viene letto, poi compare il numero di pagine rilevate.
  3. Inviarla in Bing Webmaster Tools, che alimenta anche altri motori. Bing permette di importare un sito già verificato in Google Search Console.
  4. Annunciare subito le nuove pagine con IndexNow: una semplice chiamata segnala un indirizzo nuovo o modificato ai motori aderenti (Amazon, Bing, Naver, Seznam.cz, Yandex, Yep), fino a 10.000 indirizzi per invio. Google non aderisce: per lui il lavoro lo fanno la sitemap e i link.
  5. Rileggere ogni mese il rapporto di indicizzazione per sitemap e correggere prima le pagine elencate ma non indicizzate che devono vendere.

Domande frequenti

Dove deve trovarsi la sitemap?

Di solito nella radice del sito (/sitemap.xml), dichiarata nel robots.txt e inviata in Google Search Console. Può stare altrove se è dichiarata, ma copre solo gli indirizzi dello stesso sito.

Bisogna mettere le immagini nella sitemap?

Non è obbligatorio: le immagini ben integrate nelle pagine, con il loro testo alternativo, vengono trovate da Google. Un’estensione immagini nella sitemap aiuta soprattutto i grandi cataloghi.

Perché Google Search Console mostra «Rilevata, ma attualmente non indicizzata» per pagine della mia sitemap?

Google conosce l’indirizzo ma per ora non ha ritenuto utile esplorarlo o indicizzarlo. Rafforza i link interni verso queste pagine e il loro contenuto: la sitemap da sola non basta.

Bisogna reinviare la sitemap a ogni nuova pagina?

No. Una volta inviata, Google la rilegge da solo. Conta che il file sia aggiornato e che lastmod cambi quando cambia il contenuto. Per Bing e i motori di IndexNow, un invio IndexNow al momento della pubblicazione accelera la scoperta.

Il mio CMS genera la sitemap da solo: devo controllarla?

Sì. Verifica che non includa pagine in noindex, filtri o redirect, e che lastmod non cambi a ogni visita o a ogni aggiornamento del tema.

Fonti

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